Menomale!! I lavori sono finiti!!!
Ehi?? Ma…la caffetteria dov’è??
Mmm…ed io che volevo prendere un caffè con l’amicaaa a casa di Richard!! (o di Augusto?) Uhauha…
Dààiii…in cambio però c’è la piazza…la fontana con gli spruzzi, la cascatella sul muro, il ruscelletto che costeggia la cordonata…evvabbè dài…c’è piaciuto!! Mancavano solo i passerotti…peccato che è inverno!!Sob.
Ma le critiche non mancano mai - hihihi!!
Tutti ormai conosciamo il lungo muro di travertino che divide il lungotevere dalla piazza. Bene…lato esterno: il solito trambusto di auto e me che per guardare l’edificio rischio nuovamente di essere investita…finalmente oltrepasso il limite e raggiungo il lato interno: “Che figata!Non si sente il traffico, menomale che c’è la fontana!!Nasconde il rumore delle auto e fa molto architettura!!!” - Passati neanche dieci minuti il rumore gradevole ed ininterrotto della fontana diventa assordante e l’acqua che scorre fa il suo effetto: “Bella la fontana!! Peccato che non c’è la caffetteria…ma menomale che ci sono i bagni!!” Uhauha!!

Battute apparte… sempre restando in tema fontana, un particolare come questo non può passare inosservato all’occhio attento ed ipercritico dello studente -sfigato- di architettura.
Quanto ci piacciono a noi architetti ‘sti tagli che fanno tanto architettura nei disegni - ma che in realtà servono solo ad accumulare foglie morte e sporcizia…
Perdonatemi la cattiveria…ma ‘ste cose mi toccano sul personale!!!
Ci voleva fuksas per farmi vedere il maxxi cantiere della Hadid, uhauha!
Complimenti agli strutturisti del progetto: tra i quali compare il Branca’ nazionale - fuuì bum! Ma rimando ad altra sede il conteggio dei nomi dei progettisti coinvolti nell’opera - che rabbia.
Tornando a noi. E’ ormai nota la mia finta simpatia per Massimiliano Fuksas - vuoi per l’orribile musica ipnotica del suo sito vuoi per l’aria da filosofo vuoi pure per la sottile linea rossa che lega le sue idee - ma c’è da ammetterlo - i suoi progetti sono proprio fichi.
E detto tra noi - si vede che c’è tanto lavoro dietro... Ed evitiamo i commenti a riguardo!
L’allestimento è semplice. Sempre di grande effetto la retroilluminazione: un’unica fascia, che corre per tutta la lunghezza dell’ambiente, riporta le foto dei principali progetti dell’architetto, dai più recenti alle origini - tanto che alla fine viene quasi da domandarsi se in realtà la mostra dovesse essere visitata al contrario! (Colpa anche del depliant improbabile - O sono io l’ignorante? - Scusatemi!) Bella l’idea dei quadri appesi in alto orizzontalmente. Un po’ meno bella l’idea della miriade di plastici disposti su un unico ripiano: sebbene abbiano una precisa disposizione, sembrano messi lì più per un generale senso estetico che per una reale necessità didattica. Per non parlare delle didascalie: per capire a quale progetto ciascun plastico si riferisce, conviene più rispolverare nei cassetti della memoria fotografica qualche immagine rubata da riviste e monografie, piuttosto che intraprendere la battaglia navale tra numeretti e disposizione planimetrica dei plastici sullo schema...

Capitolo a parte occupa la saletta multimediale: lezioni di architettura sulla propria architettura raccontata dall’architetto in persona! Insomma: l’ego di Fuksas esaltato all’ennesima potenza - ma non per l’intervista nella quale spiega la genesi di alcuni progetti schizzando su un pannello trasparente con un uniposca rigorosamente rosso, anzi - bensì per le pareti laterali della sala, lucide e riflettenti. Guardare per credere.
Comunque, dopotutto, ha ragione: l’idea nasce così - in un sessantesimo di secondo.
E ti lascia senza fiato, ti riempie di gioia e di aspettative.
Il peggio viene dopo: i mesi i giorni le ore - non i secondi - passati in silenzio - ma con l’uragano nel cervello - da soli davanti a un foglio a cercare inutilmente di tradurre quell’idea in architettura.
Un architetto-star questo non può farlo, perché non è mai solo.
Gli resta molto più facile quantificare il momento in cui l’idea viene concepita.
Non avendo il coraggio di intervenire personalmente sul blog di Giorgio Muratore (in fondo chi sono io per far testa a lui?!?) ...faccio riferimento qui al suo post Piano “verde” … e il “Vulcano Buono” …
Apparte il fatto che se non fosse stato per l'amico Renzo - che ha avuto questa genialata dell'edificio a forma di vulcano - io starei ancora impazzendo per trovare le linee guida del mio progetto per la tesi... - ormai chi non conosce la mia predilezione per l'amico Renzo?? -
Ma mi ha fatto sorridere questa frase: "un’interpretazione della cooperazione in chiave moderna." Nel senso che - ho sentito questa voce girare tempo fa - clan diversi della malavita organizzata, non riuscendo ad accordarsi sull'utilizzo di questa porzione di territorio, l'hanno affidata a Renzo per costruirci sù qualcosa di...buono??
Speriamo solo che questo "straordinario vuoto" (n.d.r. ossia la piazza vuota / cratere del vulcano) non venga colmato dai quintali di rifiuti che sommergono la città...
Molto più divertente e appassionante è stata senz’altro la sezione dei Giardini.
Le partecipazioni nazionali si susseguono - come al solito - tra un padiglione e l’altro.
Un percorso quasi labirintico - tra i tanti alberi che si confondono e s’innestano fra e con gli edifici - tra i famigerati percorsi di luce che in realtà è un singolo box presente all’entrata - tra l’umidità della laguna di metà novembre - tra i liceali in gita scolastica - tra la solita confusione all’uscita del padiglione italiano.
Troppa roba tutta insieme. Come al solito.
E’ questa la sensazione che m’è rimasta dopo due giorni di biennale.
Tante suggestioni - tante nuove idee per me che mi sto laureando in allestimento - tanto stupore nel pensare al numero di architetti che hanno gravitato intorno alla progettazione di ciascun padiglione - e tanto sgomento al pensiero di quel numero ripetuto per le trentatrè nazioni che hanno partecipato - tanta angoscia per la consapevolezza di non essere ancora un architetto - ma di essere sicuramente un quasi architetto destinato ad unirsi alla mischia - e dopotutto anche tanto tanto tanto male ai piedi!!
Gli allestimenti sono stati tutti molto belli - dai più tradizionali come quello della Finlandia dei Paesi Nordici o dell’Australia - ai più coinvolgenti. Primo tra tutti il Giappone: quanti di voi presenti alla biennale siete passati lì davanti e appena vi hanno detto di togliervi le scarpe avete girato i tacchi e siete andati oltre?!? Idem per
Un po’ più concettuali il Belgio l’Ungheria e
Per il resto…interattività è la parola chiave. Allestimenti che coinvolgono il visitatore e lo mettono al centro della scena, che lo invogliano a toccare a provare a modificare a scoprire a curiosare…e ti fai prendere tanto la mano che alla fine vai a toccare pure cose che non dovresti, e ci rimani male se quella luce non si accende al tuo passaggio o quel modello non cambia colore se lo sposti......

Come e quanto l'architettura è influente sulla società? Questo è il grande interrogativo che ci viene posto. Può un intervento di architettura cambiare le sorti di una città in continuo movimento? Può arginare i problemi, dirottare gli andamenti negativi, migliorare la vita dei cittadini?!? Forse si.
Ma è un tema questo talmente complesso e ampio che per trattarlo al meglio una mostra come la biennale dovrebbe diventare annuale... parla una prettamente ignorante in materia.
Il problema è stato sviscerato molto obiettivamente - sono state messe a confronto sedici città del mondo - da Città del Messico a Londra, da Los Angeles al Cairo, da Istanbul a Barcellona - tanto diverse quanto simili tra loro.
Le voci che giravano parlavano di una mostra solo di urbanistica e con pochissimi progetti - talmente poco interessante da non spenderci su neanche un soldo. Sbagliavano. E - ripeto - parla una ignorante in materia.
All’entrata il visitatore viene completamente avvolto dalle immagini - viene catapultato nel vivo dell’argomento e risucchiato dai suoni e dalla voce quasi ansiosa che presenta il tema della mostra.
Dopo ciò seguono grandi numeri e molte immagini per la presentazione delle città scelte - molta suggestione - ma in definitiva lo schema espositivo risulta piuttosto schematico - interessante per le prime sezioni ma ripetitivo per il resto - foto grandi e piccole molti grafici e tanti numeri - neanche la biennale ha saputo resistere al fascino di google earth tanto da far diventare ogni città identica all’altra, se non per i più acuti osservatori - poi cupole emisferiche per ascoltare i suoni relativi ai video - qualche suggestione - tante proiezioni - un po’ di colore qua e là.
E’ vero - i progetti erano pochi rispetto alle passate edizioni. Ma solo in apparenza. La loro presenza consisteva in centinaia di LCD e proiettori che ininterrottamente mandavano immagini di progetti e suggestioni delle varie città in esame, oltre ai trafiletti esplicativi in ogni sezione.
C’è da dire che - per quanto innovativo possa essere questo sistema - a noi architetti piacciono molto di più la carta la plastica o la balsa - con i colori vivaci degli schizzi e la polvere sui modellini in scala - il fascino delle teche di vetro che proteggono i lavori più importanti e la rabbia per i riflessi delle luci nelle foto…
Non siamo più abituati a leggere - né siamo ancora in grado di accontentarci di un’immagine che passa veloce davanti ai nostri occhi e dover aspettare che si riavvolga il nastro per guardarla nuovamente. Passi il video dei modelli virtuali - ma i disegni quelli no..
A noi piace osservare contemplare cogliere i particolari nei disegni immaginare la terza dimensione leggendo - sì - una pianta e una sezione in parallelo - a noi piacciono le didascalie brevi e concise - ci piace essere sommersi almeno una volta ogni due anni da tanti di quei progetti disegni e plastichetti che alla fine ti resta solo tanta confusione ma con la voglia tornando a casa di metterti giù con matita in mano a disegnare e ad elaborare nuove idee…
Ma è difficile avere tutto ciò se si sta parlando di città. E l’architettura è davvero un fattore imprescindibile dall’urbanistica…ma a noi architetti non piace ascoltare neanche questo!
Parlo al plurale - ma ovviamente sono solo impressioni personali. Chissà se c’è qualcuno che la pensa come me!
Per il resto…rimando al prossimo post... e alle foto nel mediablog!!

E' di ieri la notizia che nella capitale è avvenuto un evento strano - ma proprio strano - ma dico proprio proprio strano...
Custodi, addetti alla biglietteria e restauratori si sono rifiutati di prendere servizio oggi al Museo dell'Ara Pacis per il gran caldo.
Bhe...e chi se l'aspettava?!?...No - dico - non che si sarebbe raggiunta la temperatura interna di 32°C - giammai - Ma che l'impianto di climatizzazione non era ancora stato neanche messo in funzione...
Ahh... in effetti l'apertura del museo è stata prevista per il Natale di Roma... mica per Ferragosto!!

E' il nuovo complesso residenziale che sorgerà a Milano nella zona dell'ormai ex quartiere fieristico... ad opera di - nientepopodimenoche - Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind e PierPaolo Maggiora.
Mmm... ma non era il nome di un gioco per pc?!?

Devo ammetterlo...da lontano ho faticato a notarlo...sarà colpa della miopia, sarà colpa del cantiere che ci tiene nascosta la piazza, sarà per la gru che nasconde parte della vetrata laterale...ma ho rischiato di essere investita da un'auto mentre attraversavo la strada, pur di concentrarmi per trovare la prospettiva giusta per poter dire..."wooow!!" - Nessun risultato.
Mi avvicino ed entro fiduciosa, sperando nella suggestione più emozionante - quella percezione dello spazio che ti lascia senza fiato e ti disorienta, come in un colpo di fulmine... Ma non arriva.
Poco dopo, però, i miei amici ed io ci sentiamo finalmente soddisfatti... in coro esclamiamo - Ecco come ci si sente ad essere dentro ad un plastico!! Attenti a non appoggiarvi ai muri, il poliplat è fragile!!!
Ma gli enormi pilastroni danno molta sicurezza, idem per il soffitto simil-cassettonato...qualche incertezza invece per i setti in lastre di travertino - tanto possenti quanti inutili...distolgolo l'attenzione dall'antico altare, mimetizzandolo anche se vorrebbero incorniciarlo...se l'unico fine è quello di filtrare e dividere gli ambienti, bhe...ho fatto capolino dietro al grosso setto sul fondo, ed ho scoperto un altro universo... ... ...mattoni forati ancora a vista, impalcature e teloni tutt'intorno... sono scappata per la paura!! Ah già... Auditorium work in progress...
Per fortuna che il Natale di Roma è una volta all'anno...
...peccato che in questo caso i terroristi abbiano costruito...e non distrutto.
L'uomo-ombra in questione sembra proprio essere l'architetto italiano più famoso al mondo...che delusione!